mercoledì 3 aprile 2013

Presa nuova giacca "per tutto" Marmot Palisades

Dopo cinque anni e quattro stagioni piene ho deciso di prendermi una nuova giacca da outdoor, montagna, viaggio, lavor etc.

Quella che ho portato fino a ieri (e che sicuramente porterò ancora per le situazioni più "a rischio" e per lo snowboard) è una North Face "Mountain Light Jacket" in Gore-Tex con interno in Primaloft staccabile, comperato separatamente. Gran giacca anche quella, sopravvissuta ad un investimento da parte di uno scooter mentre ero in bici (a me è costato due costole, a lei un piccolo strappo su una manica). Il colore però era un sobrio "ignition orange", che un po alla volta, dopo aver stancato tutti quelli che mi stavano attorno, ha stancato anche me. Inoltre ultimamente la chiusura della cerniera non era più così fissa: questo è il motivo principale che mi ha convinto a cambiare (oltre ad un'auto-regalo per una specie di "promozione" presa al lavoro).

Dopo aver bazzicato senza successo per qualche settimana lo spaccio della North Face che fortunatamente è qui vicino, ho deciso di indirizzarmi verso altri marchi, magari spendendo anche qualcosa in più.
Obiettivo: una giacca che potesse sostituire completamente la mia attuale, in Gore-Tex (avevo provato in passato l'Hyvent, ma non ha niente a che fare con il Gore-Tex: la mia impressione è che fosse si impermeabile, ma per niente traspirante e meno resistente), con interno staccabile, magari da prendere successivamente, e che potesse garantire la massima impermeabilità con un bel cappuccio, cerniere protette e polsi regolabili. Utilizzo previsto: camminate in montagna in estate e ciaspolate in inverno, snowboard, cicloturismo, ma la userò anche come giacca da "viaggio" e più in generale per uso quotidiano.

La scelta finale è stata questa.



Una Marmot Palisades, colore nero per evitare che un colore troppo acceso potesse stancare alla lunga (anche se quella rossa era molto bella).
Costo 290 €, scontata (fuori dai saldi) l'ho pagata 250 €.
Le caratteristiche principali sono:
- Gore-Tex
- cerniere e asole per interno staccabile (con grande sorpresa ho verificato che la mia giacca North Face in Primaloft che usavo come interno della vecchia giacca North Face è perfetta anche qui!). Senza l'interno la giacca non è termica anche se, dalla mia esperienza precedente, fino agli 0°C, se non si deve restare proprio immobili a prendere freddo, l'imbottitura non serve. Con l'interno in Primaloft non ho mai avuto freddo, neanche sotto i -10°C.
- cerniere sotto le ascelle per ventilazione aggiuntiva (utili)
- tasca anteriore con zip termonastrata e tasca interna nella fodera della giacca
- cappuccio regolabile grazie a un sistema con velcro e ad una coulisse elastica posti sul retro. I lembi anteriori del cappuccio si possono fissare con del velcro alla parte anteriore del collo. Si può sia staccare tramite cerniera che piegare dentro una tasca nel collo. Il frontino rigido è molto efficacie quando piove molto
- polsi regolabili tramite delle strisce semi rigide in velcro
- ghetta interna elastica a livello della vita (rimovibile) per proteggere dalle fastidiose infiltrazioni di neve
- le maniche sono un po' più ampie della mia giacca precedente, questo credo per permettere una miglior libertà nei movimenti.

Non ho ancora potuto provarla in condizioni estreme, ma l'impressione è molto buona: la qualità è altissima (probabilmente superiore alla North Face, lo vedremo alla lunga), i materiali sono di primo livello e le finiture molto curate.
Forse, data la maggiore ampiezza delle maniche è una giacca un po' meno "civile" della precedente, ma resta tranquillamente utilizzabile per l'utilizzo giornaliero.
Per quanto riguarda l'impermeabilità all'acqua e al vento il Gore-Tex resta una sicurezza, il sistema di chiusura cappuccio-collo è molto efficacie. Il sistema di chiusura dei polsi è efficacie, ma solo tirando molto il velcro: mi è capitato che i polsini della felpa sbucassero dai polsi della giacca e si bagnassero per non averli stretti ermeticamente (questo con i polsi semi elastici della North Face non succedeva).

Il giudizio nel complesso è molto positivo, non vedo l'ora di poterla provare nelle condizioni peggiori.
Inoltre esteticamente mi piace molto, nonostante sia un po' più tecnica dell'altra.
Dopo l'ottima esperienza avuta con la precedente voglio vedere se vale i 60€ spesi in più rispetto ad una paritetica North Face.

martedì 19 marzo 2013

Cycling to work - arriva la bella stagione

Oggi è il 19 marzo, ma l'altro ieri qui è nevicato. E' però da un paio di settimane che sto pensando all'arrivo della bella stagione, del cambio dell'ora e ai giri in bici dopo il lavoro. Ma quest'anno quasi quasi mi organizzo per andare al lavoro in bici. Ho già misurato, sono 8 km: alternanza di leggera discesa e leggera salita, un po' di traffico i primi 3 km e poi compagna fino alla zona industriale. So che dovrò svegliarmi almeno mezz'ora prima: sia perché devo far conto di almeno 25 minuti di trasferimento invece di 8 minuti, sia perché poi dovrò sciacquarmi e cambiarmi (negli spogliatoi della ditta) per non arrivare in ufficio già sudato e puzzolente. Ma ho deciso che ci provo: so quanto bene si sta dopo un giro in bici, per questo credo che andare a lavorare in bici sia un ottimo modo per eliminare lo stress pre e post lavoro. Inoltre spero mi aiuti a perdere qualche chilo di troppo accumulato durante un inverno piuttosto sedentario. Altro beneficio sarà sicuramente quello economico: 16 km risparmiati al giorno, con la macchina a gpl faccio 12-13 km con un litro, quindi più o meno 1 € al giorno. 20 € al mese risparmiati non sarebbero poco per un cambiamento così semplice. Spero che il tempo mi lasci iniziare entro la prossima settimana, poi vediamo come va. Dicono che una volta iniziato non si smetterebbe più: io ci credo. Quando avrò fatto la prima settimana scriverò qualche considerazione. Già non vedo l'ora.

martedì 8 maggio 2012

Il mio miglior investimento

I primi tre anni di superiori li ho fatti tutti in bicicletta. L'unico mezzo di trasporto che avevo a disposizione per muovermi autonomamente era la mia city bike Bottecchia edizione "America 500" (1992, 500° anniversario della scoperta dell'America) regalata alle medie dai miei genitori. Ogni giorni, se non pioveva, facevo 5+5 chilometri per andare e tornare da scuola, e poi per tutte le altre attività e per uscire la sera. Macinavo decine di chilometri a settimana e non facevo altro che aspettare che i miei genitori mi comprassero il motorino. Non tanto per la fatica, ma perché non volevo essere lo sfigato della situazione. Finalmente a 16 anni, due anni dopo tutti gli altri, mi hanno preso il tanto sospirato scooter e da allora non ho più toccato la bicicletta... Più toccata, tranne che in sporadiche occasioni e brevi tratti: per andare dalla stazione alla facoltà e viceversa avevo preso una bicicletta che di bicicletta aveva ben poco, ma che aveva il vantaggio di non essere appetibile per i numerosi ladri di biciclette che girano per la stazione di Padova. La storia di questa bici è stata breve: finita sfasciata, assieme ad una mia costola, dopo un brusco incontro con uno scooter. Due anni fa ho iniziato a interessarmi nuovamente alla bici e, nel giro di sei mesi, alla veneranda età di 29 anni, ho comprato una bici da corsa usata e una vera bici da trekking in una fabbrica di biciclette vicino a casa mia: una city bike con un buon cambio (media gamma) e una forcella ammortizzata. Sono state i migliori acquisti degli ultimi anni, soprattutto la seconda che è diventata il mio mezzo di trasporto preferito per il week end e per qualche giro.

martedì 21 febbraio 2012

Non buttare via niente... e il frigo di chi vive da solo

Ogni volta che riesco ad evitare di buttare via qualcosa, devo ammetterlo, provo una grande soddisfazione. Abitando da solo mi capita di non riuscire a finire tutto il cibo quello che ho in dispensa prima che diventi inutilizzabile secondo l'utilizzo consueto che se ne fa. Quindi bisogna trovare degli utilizzi alternativi.
Questa sera, arrivato a casa dal lavoro abbastanza tardi ho aperto il frigo e, oltre a qualche contenitore amorevolmente preparato dalla mamma, ho trovato un vaso di sugo di pomodoro fatto in casa che presentava un disgustoso strato di muffa sulla superficie. Aprendo poi il mobiletto di fianco ho trovato un sacchetto con del pane raffermo della scorsa settimana.
A quel punto, sicuro di non voler buttare tutto quel cibo che non ero riuscito a mangiare la scorsa settimana, sono andato su Google e ho cercato la ricetta della pappa al pomodoro. Ho scoperto che è un piatto toscano: non ero nemmeno sicuro che si facesse con il pane, ma volevo prendere spunto per fare qualcosa di simile.
Partendo da quella ricetta ho poi preparato il piatto secondo la mia interpretazione e gli ingredienti a mia disposizione:
- pane raffermo, talmente duro che si frantumava se si provava a tagliare
- sugo di pomodoro fatto in casa (ammuffito, ma generalmente non dovrebbe esserlo)
- olio extravergine di oliva
- aglio
- del pesto alla genovese fatto in casa
- sale, pepe e peperoncino

Rispetto alla ricetta trovata su internet mi mancava il brodo vegetale, il basilico (sostituito dal pesto) e i pomodori freschi, ma in questa stagione è meglio non comprare pomodori. Meglio la conserva fatta in casa l'estate scorsa.

Preparazione
Messo a soffriggere dell'aglio in un filo d'olio diluito in un filo d'acqua. Dopo un po' ho preso il pane raffermo ridotto praticamente a cubetti, l'ho buttato nella pentola e iniziato a mescolare in modo che si insaporisse.
Mentre mescolavo ho preso un cucchiaio e ho tolto lo strato di muffa sulla superficie del sugo nel vaso. Tolta quella e ripulito per bene con il cucchiaio l'interno del vasetto, quando il pane stavo iniziando a dorarsi, ho versato tutto il sugo (un terzo di un vaso da un litro) nella pentola sopra il pane. Ho poi sciacquato il vaso con dell'acqua e ho versato nella pentola anche quella. Ho mescolato frequentemente e nel frattempo ho aggiunto sale, pepe e del peperoncino. Lasciato andare finchè il pane non fosse abbastanza rammollito e l'acqua si fosse asciugata. Alla fine, prima delle ultime mescolate, ho aggiunto un cucchiaino di pesto.
Versato il tutto nel piatto e condito con un po' di olio extravergine d'oliva.
Una piatto spettacolare, tanto più che mi ha permesso di recuperare 200-300 g di pane raffermo e del sugo di pomodoro che non riuscivo ad usare da settimane.
Sicuramete lo rifarò, magari arricchendolo con qualche oliva, del basilico vero o altro.

martedì 14 febbraio 2012

Mezzo sacchetto al mese

Ho fatto il conto: sono 4 mesi che abito da solo e in questi quattro mesi ho portato fuori 4 sacchetti di immondizie (quello che viene chiamato secco o indifferenziato). Quattro sacchetti che come volume potrebbero esser stati 2: li ho portati fuori perchè dopo un mese un po' puzzavano.
E' vero, non abito qui sette giorni su sette e ogni tanto mi porto su qualche contenitore di cibo già cucinato, ma la questione non è che non ho prodotto rifiuti: di rifiuti ne ho prodotti, ma il 95% di quello che ho prodotto l'ho differenziato. Direi 35% imballaggi di plastica, 30% carta, 15% umido, 10% vetro (birra), 5% lattine di alluminio e acciaio. Resta un 5% di indifferenziato: imballaggi non di plastica, imballaggi troppo sporchi per essere messi nella differenziata, bastoncini cotonati e poco altro.
Obiettivi di miglioramento:
- ridurre l'utilizzo di prodotti con imballaggio di plastica a favore di prodotti confezionati in contenitori di vetro, alluminio/acciaio o carta (il top sarebbe prodotti sfusi);
- ridurre l'umido: il rifiuto umido è per il 99% cibo. Il cibo gettato è sempre uno spreco. Quindi l'obiettivo è quello di "ottimizzare" le mie colazioni e le mie cene (pranzo in mensa) per evitare che qualche alimento deperisca. C'è la controindicazione che in qualche caso si mangia la stessa cosa due o tre volte di seguito (soprattutto se si abita da soli), ma questo spinge ad usare la fantasia in cucina e preparare la stessa pietanza in modi diversi. Non sarebbe il massimo mangiare di più per finire prima l'alimento che deperisce: anche questo è, a modo suo, uno spreco e, oltretutto, ingrassa;
- fare più attenzione alla riciclabilità degli imballaggi dei prodotti che acquisto;

Inoltre ci vorrebero dei servizi che sarebbero molto utili:
- ad esempio mi "piange il cuore" ogni volta che getto una bottiglia di vetro nella campana: bottiglie perfettamente integre che basterebbe lavare e disinfettare. In Germania, ad esempio, per tutti i contenitori di vetro c'è una cauzione che viene restituita al momento del conferimento del vuoto a rendere.
- i distributori di prodotti sfusi sono ancora troppo pochi
- nei luoghi pubblici spesso non c'è la possibilità di gettare un rifiuto nel bidone appropriato e, dove questi bidoni ci sono, sono alla portata della pigrizia degli incivili e spesso diventano ingestibili.

Ci sarebbero molte altre idee... quello che ho dimostrato in poche righe è che una vita a rifiuto zero è sicuramente avvicinabile. E chiunque può tentare di arrivarci: a vantaggio della riduzione del numero delle discariche e degli inceneritori.

giovedì 9 febbraio 2012

Costi, investimenti o solo benefici?

Per un qualsiasi "utilizzatore", il risparmio di risorse ha come conseguenza diretta anche un beneficio economico.
Questa affermazione è inconfutabile, ma potrebbe far sorgere un'obiezione (una in particolare oltre a molte altre).
A fronte di che spesa arriva questo vantaggio economico? Può essere un esborso di denaro, un "consumo" di tempo o di risorse fisiche/mentali etc. Se l'utilizzatore della risorsa pensa (o calcola) che il beneficio ottenuto dal risparmio di quella risorsa non vale la spesa sostenuta per ottenerlo allora non mette in pratica l'azione virtuosa. In poche parole... se ne vale la pena lo faccio, altrimenti no: il problema è che per qualcuno potrebbe risultare uno sforzo troppo grande chiudere una finestra o gettare il foglio di carta nel cestino giusto, per qualcun altro può essere tranquillamente concepibile l'idea di non avere la macchina e muoversi solo in bicicletta o mezzi pubblici. La stessa differenza si può trovare di fronte ad un investimento economico: c'è chi è disposto a pensare ad investimenti con tempi di ritorno di 10 anni e chi non si convince a scucire dei soldi in più neanche con la dimostrazione che li recupererà in 6 mesi e poi sarà tutto guadagnato.
Può essere questione di educazione, di sensibilità, di senso civico, perché no, di fede e di molti altri fattori.


Esistono degli atteggiamenti e delle consuetudini che sono "win win": cioè tutti ci guadagnano. Spesso il "sacrificio" da fare per ridurre un consumo o eliminare uno spreco è inesistente, o solo "psicologico". A volte basta chiudere una porta, non lasciare aperta una finestra, mettersi una felpa invece di girare in t-shirt in casa durante l'inverno. Sono tante piccole cose "gratuite" o quasi che possono aiutarci a ridurre i consumi a vantaggio delle nostre tasche e non solo. Un risparmio di oggetti o materiali ha degli effetti anche sulla riduzione dei rifiuti, un risparmio di energia permette a chi la produce di aumentare l'efficienza media di produzione.

Poi ci sono le situazioni emblematiche che fanno capire chiaramente quali sono i potenziali benefici che si possono ottenere applicando i principi del risparmi e del recupero.
Un esempio di cui sento spesso parlare e che ogni volta mi incanta per la sua semplicità e per l'enorme effetto che potrebbe avere se prendesse piede è quello di Last Minute Market: last minute market è addirittura una società (vuol dire che dà lavoro a persone e crea profitto) che recupera i generi alimentari prossimi alla scadenza o in surplus di produzione per conferirli a realtà che ne hanno bisogno: quindi ci guadagna chi non deve smaltire i rifiuti, chi li acquista a prezzi bassissimi e last minute market che si occupa di di prestare questi due servizi contemporaneamente. Semplice e geniale.. Come tutti i generi di riciclaggio dei rifiuti e di recupero di qualsiasi tipo.

venerdì 3 febbraio 2012

Vivo a medio impatto ambientale

Non è una mania, una fissazione né tanto meno seguire una moda.
Credo che sia qualcosa che si è radicato in me negli anni dell'infanzia e dell'adolescenza: non tanto per "insegnamenti" ricevuti ma per l'esperienza di vita che ho fatto in famiglia e sicuramente dall'esperienza di vita fatta come scout.

Ma credo anche che, nonostante la mia attenzione a non lasciare una traccia troppo profonda del mio passaggio sia elevata, il mio impatto ambientale potrebbe essere molto inferiore.
Noto che mi compiaccio molto facilmente per le mie azioni virtuose e non mi rendo conto delle azioni "migliorabili" dal punto di vista dell'eco-compatibilità.
Una delle cose che vorrei fare in questo blog è portare esperienze e riflessioni quotidiane che possono essere d'aiuto nel ridurre il mio impatto ambientale... e magari non solo il mio.
Probabilmente quello che scriverò sarà banale, ma le idee spesso nascono dall'osservazione dalla "normalità".

Cosa centra questo con la bicicletta? Credo che una vacanza in in bicicletta, treno e tenda sia una delle tipologia di vacanza a minor impatto ambientale possibili: e il bello è che non l'ho fatta (e non ho intenzione di fare le prossime) perchè è ecologica, ma perché mi piace un sacco.

domenica 29 gennaio 2012

Allarghiamo un po' il campo

In effetti la bicicletta mi sta appassionando... come una volta aspettavo l'inverno per tirare fuori lo snow adesso aspetto che si allunghino (e riscaldino) un po' le giornate per ricominciare uscire in bici regolarmente, sempre pensando a quale sarà il prossimo cicloviaggio. E da ormai un mese vago per i siti di annunci e forum specializzati per cercare una mountain bike usata per approcciare anche il mondo della mtb.
Ma alla fine c'è tanta gente che di bici ne sa molto più me e ne è appassionata/malata molto più di me.
Per me la bici è un aspetto bellissimo di qualcosa di più complesso: provare ad avere uno stile di vita "a basso impatto ambientale". Per quello oggi ho aggiunto un sottotitolo al nome del blog.
L'argomento bici diventerà quindi la parte di un contesto più ampio che è proverò ad affrontare con i miei pensieri e le mie esperienze.
Adesso intanto ricomincio a cercare una mtb usata per la primavera ;)

domenica 4 settembre 2011

Il primo giro: ciclopista del Brenta e il giro delle Dolomiti


Ormai sono tornato quasi due settimane fa, è ora di raccontare un po' com'è andata... ho messo un paio di foto (di pessima qualità) il primo e il secondo giorno, poi ero troppo impegnato a godermi il viaggio.

Da Cittadella a Trento per la ciclabile del Brenta e poi da Brunico a Calalzo di Cadore via Dobbiaco e Cortina lungo la ciclabile delle Dolomiti: il mio primo (anche se piccolo) viaggio in bici.
Intanto le foto sono qui.

Primo giorno
Partenza da Cittadella verso Bassano del Grappa per poi seguire la ciclabile del Brenta fino a Caldonazzo (dove ho dormito in camping la prima notte): totale 115 km a causa di una deviazione di una decina di km alla partenza. In effetti il mio programma era quello di fare esattamente il giro opposto. Perso l'unico treno della mattina che andava a Calalzo ho deciso di iniziare dalla fine e andare verso Trento per fare il percorso al contrario.
Molto caldo, ma la ciclabile del Brenta è veramente bella: sono circa 300 m di dislivello in un'ottantina di km, quindi è semplice anche se si fa in salita. Le foto sono il modo migliore per descriverla. La vera ciclabile parte dal ristorante Il Cornale (poco prima di Primolano),
ma già il tratto di strada da Bassano alla partenza della ciclabile, parallelo alla SS47, ma dalla parte opposta del brenta, è molto tranquillo: si passano alcuni piccoli centri (il maggiore è Valstagna) tutti in riva al brenta. Imboccata la ciclabile i punti di riferimento sono Tezze Valsugana, Borgo Valsugana (la cittadina più grande, alle 2 del pomeriggio della domenica era popolata solo da ciclisti), Roncegno. Io ho seguito poi per Caldonazzo, mentre era possibile andare anche a Levico e a Pergine Valsugana. L'ultimo tratto si fa tutto in mezzo alle coltivazioni di mele: impressionante il tratto dal bivio verso Caldonazzo fino al centro del paese. Ho rischiato di perdermi in mezzo ad un reticolo di stradine in mezzo ai meleti : un po' per il caldo, un po' per la stanchezza lo ricordo come l'unico momento di preoccupazione del viaggio. Alle quattro ero in campeggio e, dopo una delle docce più apprezzate della mia vita e il montaggio della tenda mi sono rilassato un po' in riva al lago.

Secondo Giorno
Partenza da Caldonazzo: per evitare la statale Valsugana ho fatto il valico di Vigolo Vattaro. Da Caldonazzo una salita abbastanza dura (la prima che facevo con le borse) di poco più di 3 km fino a Bosentino e poi un tratto di falsopiano per iniziare a scendere verso Trento con una rigenerante discesa di una decina di km.
A Trento ho preso il treno: l'intenzione era di arrivare fino a Bressanone, ma a causa del mio arrivo in ritardo alla stazione (perso un treno e due ore di attesa per il successivo) mi sono fatto portare fino a Brunico. Il sistema di trasporto biciclette non è stato il massimo nè per il treno Trento-Fortezza (in cui ho dovuto lasciare la bici davanti ad una porta d'ingresso perchè il vano bici era pieno) nè sul treno della val Pusteria in cui la bici va fissata a fianco a dei sedili pieghevoli (c'erano 5 bici e non si sapeva già più dove metterle).
Partito da Brunico attorno alle 4 del pomeriggio ho fatto i 30 km di pista ciclabile verso Dobbiaco: percorso fantastico, a tratti sterrato e a tratti asfaltato con un dislivello totale di circa 400 m. Consiglio di vedere le foto. Ho fatto la mia prima galleria ciclabile (fuori faceva un caldo bestiale, mentre dentro le galleria si gelava): infatti buona parte del percorso è ricavato sulla vecchia sede della ferrovia.
Dormito nel camping appena dentro Dobbiaco in cui ho trovato per miracolo l'ultima piazzola alle 7 di sera. Wurstel e patatine al ristorante del camping e una passeggiata fino a Villabassa sono state molto rigeneranti.

Terzo e ultimo giorno
Dopo una fantastica colazione a base di ben due fette di torta e un giretto per il paradisiaco centro di Dobbiaco, sono sceso fino alla ferrovia e ho imboccato la ciclabile per Cortina: altri 30 km spettacolari.
Anche questa è in leggera salita (circa 300 m) ma anche questa bellissima: tutto sterrato che a tratti diventa un po' più da mountain bike (per un paio di brevi tratti ho spinto la bici a mano per paura di forare). Si iniziano a vedere man mano le cime più belle dolomiti: il percorso è quasi emozionante.
Arrivati a Cimabanche (1530 m) la strada inizia a scendere lentamente ma costantemente: qui inizia il percorso ricavato sulla sede della ex ferrovia. Si incontrano vecchie stazioni, ponti e gallerie, fino all'ingresso a Cortina in cui il fondo diventa asfaltato. Dopo Cortina continua il vecchio percorso ferroviario e le piccole stazioni restaurate che si incontrano sono molto caratteristiche. Sceso per una quarantina di km (tutti ciclabili, sterrati per brevi tratti), fino a Calazo ho caricato la bici in treno che mi ha portato fino a Castelfranco Veneto, da cui, sempre in bici, sono tornato a casa.

Totale 280 km, peccato per la fretta. Due tratti di ciclabile che consiglio vivamente
Aggiungerò altri particolari appena avrò un po' di tempo: intanto chi vuole vedersi un po' di foto sono tutte qui: foto del viaggio.

lunedì 22 agosto 2011

Foto del giorno

Sulla ciclabile da Brunico a Dobbiaco, credo dopo Monguelfo. Mediamente tutta in salita, ma che soddisfazione!


domenica 21 agosto 2011

Finalmente in strada

Sarà un giro breve ma intenso. Cambio di programma 20 minuti dopo la partenza perché ho perso il treno. Invertito il senso del giro. Risalita la ciclabile del Brenta. Molto Bella, ma troppo caldo. Sono sul lago di Caldonazzo: 115 km a causa del cambio di programma. Ma sono contento. Domani Trento, poi treno fino a Bolzano e verso la Val Pusteria in bici.



domenica 31 luglio 2011

Preparando il primo giro

In questi giorni sono impegnato a vagare per la rete in cerca di spunti e informazioni per la preparazione del mio primo "cicloviaggietto": un week end di prova per vedere come va e programmare poi qualcosa di più articolato. Quindi partenza sabato mattina da casa, e ritorno domenica sera. Alla scoperta del mio territorio.
Due percorsi possibili: uno di circa 200 km con molti saliscendi ed uno di 250 e passa km in piano.
A parte il dilemma della scelta del percorso inizio a farmi un sacco di domande: il bagaglio, l'abbigliamento, l'alimentazione ed il rifornimento di acqua, il pernottamento (in campeggio) che comporta 6-7 chili di bagaglio in più, l'igiene personale, la sicurezza della bici e del bagaglio in quei momenti in cui non sarò in bici.
In più i materiali: essendo la mia prima esperienza utilizzerò il materiale che ho a disposizione. La bici è buona e abbastanza collaudata, le borse ce le ho a casa da anni dopo un campo scout in bici fatto 8-10 anni fa: sono borse Spectra, non sono il top, ma per giretti di questo tipo vanno più che bene. La tenda è una Ferrino Svalbard 3 T9 4000 da tre persone, anche questa proveniente da esperienza scout e non, ottima in ogni occasione, ma enorme ed eccessivamente pesante per una sola persona... d'altronde non ho trovato nessun amico interessato a seguirmi.
Un altra preoccupazione è quella di lasciare incustodita bici e bagagli: magari per un giro come quello che ho in mente come prima esperienza, tutto strada e natura, non capita l'opportunità di visitare una città o dei luoghi d'arte ma, nel caso mi trovassi in questa situazione cosa faccio? Sicuramente lego la bici, ma le borse, l'attrezzatura: va bene uno zainetto o un marsupio per le cose di valore, ma la tenda, il sacco a pelo, le borse stesse? In effetti non sono materiale che possa far gola a chiunque, ma una borsa abbandonata, che sia per terra o che sia su una bicicletta è accessibile sempre allo stesso modo.

Per tutte queste mie domande mi è stato molto utile la rete, in particolare mi piace molto il forum de "Il Cicloviaggiatore". Qui, ad esempio, ho avuto delle ottime risposte alla mia domanda sul problema di lascire la bici incustodita: http://www.ilcicloviaggiatore.it/forum/viewtopic.php?f=32&t=2723 .

Ci sono un sacco di siti e blog interessanti che mi sto annotando nei segnalibri: potrei anche fare una raccolta di link utili... vedremo.

Intanto, causa maltempo e imprevisti, devo ancora partire. Mi sto tenendo in allenamento con la bici da corsa. Oggi ho fatto il mio primo passo, Passo Croce d'Aune, 1000 metri: non molto, ma arrivarci senza troppa sofferenza, vuol dire che sono a buon punto e che le salite non sono più un problema insormontabile nella pianificazione di un viaggio in bici.

mercoledì 20 luglio 2011

Foto

Niente di particolare, una foto della mia bici in uno dei punti più alti che ho raggiunto fin'ora.
Una bella soddisfazione, anche se ancora poco.
Ma il fiato e le gambe cominciano ad esserci.

mercoledì 13 luglio 2011

mi piace

Uscire dal lavoro un'ora e mezza dopo, stanco ma abbastanza soddisfatto: ormai ho iniziato questo lavoro da 8 mesi, ma sono già immerso in un sacco di attività (che mediamente mi piace fare) e questo è un buon segno. E dal mese scorso mi pagano anche gli starordinari...
Arrivo a casa nel miniappartamento in affitto in cui vivo da solo (almeno durante la settimana) da due mesi: un po' umido e con i gatti che mi entrano dalla finestra perchè sono al piano terra, ma che è già casa mia...
Mi cambio, mi metto un completo da bicicletta, riempio la borraccia e metto la mantellina nella tasca posteriore, prendo la bici che tengo in un angolo della cucina (non mi fido di lasciarla fuori in atrio e poi fa anche arredamento), esco di casa e inizio a pedalare: attorno è bellissimo, la strada principale percorre una specie di valle e basta prendere una qualsiasi laterale per scoprire un nuovo percorso in mezzo al verde mai in piano. Sono le sette e mezza, il cielo è sereno e ho ancora due ore di luce perchè è il 13 luglio. Il percorso mi piace, passo qualche paesino pedemontano dove ormai la gente fa già le passeggiate dopo cena, ogni tanto incontro qualche ciclista. Alle otto e mezza decido di tornare indietro, non sono soddisfatto, mi sembra di aver percorso pochi chilometri e di aver fatto molta fatica... sarà per la giornata dura. Mi rendo conto subito che appena mi giro la pedalata si fa più leggera... la leggera salita che mi sembrava di avere affrontato non era poi così leggera. Mi metto la mantellina... servirà. E il ritorno è una goduria. Veloce, mi piace la sicurezza che mi trasmette la bici e la reattività nelle curve brusche, anche ad alta velocità. Arrivo a casa da una strada nuova, che costeggia il paese in quota e quindi c'è anche una bella visuale.
Arrivo a casa, metto in ammollo il completo, mi lancio in doccia.
Esco, metto su l'acqua per la pasta: era un po' che volevo provare a farmi la pasta cacio e pepe. C'è del formaggio da finire in frigo, lo grattuggio bene come ho letto nella ricetta che ho guradato su interent qualche giorno fa: tre tipi di formaggio. Poco prima che la pasta sia pronta prendo due tre cucchiai di acqua di cottura e li verso nella terrina in cui ho grattuggiato il formaggio. Si forma una cremina milto allettante, ma che mi proeccupa per quando dovrò lavare i piatti. Scolo la pasta molto al dente come piace a me, la mescolo alla cremina e ora tocca al pepe. Ci vorrebbe pepe nero, ma io ho solo quello bianco. Ne macino un bel po', sembra tanto anche a me. Una delle migliori paste che abbia mangiato. Forse perchè l'ho pensata e fatta io.
Ora sono qui, ascolto Raitunes alla radio mentre scrivo al pc e giro per la rete.
Confermo... mi piace

lunedì 27 giugno 2011

Preso portabici Thule Clip On High -recensione-


Lavorando a 70 km da casa ho deciso di trasferirmi: durante la settimana vivo in questa cittadina ai piedi delle dolomiti. Qui basta guardarsi attorno per essere colti da un desiderio irrefrenabile di prendere la bici e imboccare la prima stradina che si trova: sicuri che il percorso riserverà qualcosa di bello.
Non potevo permettermi di lasciare in garage la mia bici in attesa di tornare a casa il venerdì sera quando qui me la sarei potuta godere molto di più.
La scelta
Mi sono messo a cercare un portabici per la mia Punto: indeciso tra l'abbinata barre portatutto + portabici da tetto o un unico attrezzo da applicare sulla parte posteriore della macchina solo in caso di necessità. Alla fine ho optato per la seconda soluzione: non sono ancora convinto che questa fosse l'opzione migliore (le barre portatutto sarebbero state utili per molte altre attività come lo snowboard d'inverno o un qualsiasi pomeriggio all'Ikea), ma ricordi di bici penzolanti dal tetto di una macchina davanti a me in autostrada o la visione di macchine e biciclette distrutte perchè il conducente si era dimenticato di avere una bici sopra il tetto mi hanno fatto pensare che, al di là della convenienza, sia sempre meglio avere sotto controllo la situazione, anche dallo specchietto retrovisore.
Una volta scelta la tipologia, dopo essermi fatto tentare per un attimo da un economicissimo portabici a cinghie, adattabile a diverse tipologie di macchina ma poco pratico e abbastanza precario, mi sono fatto indirizzare dal negoziante con cui avevo già passato un paio di mezz'ore a discutere della scelta verso un Thule Clip On High 9105.
Spesa totale 200 €, poco meno di quanto sarebbe costata l'alternativa barre + portabici da tetto.
Montaggio
Il portabici mi è stato consegnato da montare, in uno scatolone con all'interno, ordinatamente riposti e censiti nel manuale d'istruzioni, una cinquantina di componenti (dai pezzi più grandi ai dadi e viti).
Dopo qualche esitazione di fronte a tutto quel materiale mi sono deciso... facendo un piccolo errore: non ho osservato le istruzioni con abbastanza attenzione. Dopo essere giunto, con non poca difficoltà a metà dell'opera mi sono reso conto che avevo messo al contrario uno dei tubolari a cui era attaccato tutto il resto. Smontato il tutto mi sono seduto davanti alle istruzioni verificando che le informazioni c'erano tutte, ma molto condensate: in un'unica immagine (testo quasi assente) c'erano molteplici particolari da osservare.
Una volta capito come leggere questo manuale e, soprattutto, su cosa focalizzare l'attenzione, il lavoro è stato semplice. Totale 3 ore, di cui una e mezza persa all'inizio.
Applicazione
L'applicazione del portabici al portellone posteriore è velocissima: meglio essere in due per evitare il rischio di fare qualche manovra che possa danneggiare la carrozzeria, ma sono riuscito tranquillamente a farlo anche anche da solo. E' molto leggero e manovrabile abbastanza facilmente. Tra gli accessori vengono fornite anche due pellicole da applicare sulla parte superiore del paraurti per proteggere il punto in cui i ganci inferiori fanno presa sul portellone.
L'ancoraggio avviene in due punti sul bordo superiore e due sul bordo inferiore: dopo la regolazione iniziale dei braccetti inferiori il fissaggio è perfetto.
Due tappi di gomma si appoggiano sul lunotto posteriore per dare stabilità al tutto... ATTENZIONE!!! non attivare il tergilunotto altrimenti si spacca la spazzola o il motorino: la Punto ha il tergilunotto che parte automaticamente se c'è il tergicristallo acceso e si innesta la retromarcia.... speriamo bene.
Caricare la bici
Caricare la/le bici (max 2) è ancora più rapido e reso molto agevole dall'altezza accettabile dei binari su cui si appoggiano le ruote. Il fissaggio della bici è assicurato dalle due fascette che legano le ruote ai due binari (regolabili in lungheza) e da una "pinza" che viene serrata attorno ad uno dei tubi del telaio. La pinza che va a prendere la bici più esterna è dotata anche di chiave per scoraggiare eventuali malintenzionati.
La prova
Fin'ora ho fatto una sola prova: 70 km da casa a dove lavoro e dove passo tutta la settimana. Perfetto: non si sente un rumore e non si vede il minimo accenno di vibrazione. Dopo una partenza prudente ho preso sicurezza ed è stato come non averla.
C'è da fare attenzione al fatto che la bici esce di una ventina di cm per parte rispetto alla larghezza della macchine (pericolo per eventuali ciclisti, motociclisti o durante il sorpasso di un altro veicolo). Dovrò poi procurarmi uno di quei cartelli di segnalazione di carichi sporgenti.

Giudizio complessivo
Molto positivo: veloce da montare, caricare, scaricare e smontare, contenuto nelle dimensioni e (per quello che ho potuto sperimentare fin'ora) molto solido.
Probabilmente, se la macchina fosse stata dotata di gancio traino, avrei potuto prendere portabici più capienti ancora... ma, per ora, è lontana la necessità di muovermi con più di due bici.
Unico neo è conseguenza del fatto che si tratta di un accessorio da montare fai da te e adattabile a vari modelli. La qualità del montaggio (e quindi la sicurezza generale) e regolazione è affidata alla capacità dell'utilizzatore: se un mobile dell'Ikea è montato male cadono dei libri o delle pentole, se succede qualcosa al portabici puà volare via una bicicletta (se non tutto quanto) con tutto quello che ne può conseguire. Ma il fatto di avere la situazione sott'occhio dallo specchietto può scongiurare il peggio.

Aggiungo altre foto con qualche particolare in più.



giovedì 23 giugno 2011

non solo bici

Il titolo di questo blog mi è balenato dopo al massimo 2-3 minuti di intenso scervellamento... è andata bene!
In effetti è un titolo abbastanza banale per uno a cui piace andare i bici, ma che rende abbastanza bene la situazione generale in cui mi trovo.
Ho cambiato lavoro da poco più di sei mesi e questo ha avuto una serie di conseguenze in tutti campi della mia vita. Il nuovo lavoro mi ha portato a trasferirmi, almeno durante la settimana, in una cittadina in mezzo ai monti (prima volta che esco di casa, l'università l'ho fatta da pendolare); a lasciare un contratto a tempo indeterminato in un posto che, se mi fossi adattato a fare cose che non mi piacevano, era abbastanza promettente e sicuro; lasciamo perdere le conseguenze in campo sentimentale.
Riassumendo la mia vita ha subito negli ultimi 7 mesi un upgrade: c'è bisogno però di più impegno, più forza di volontà e più dinamismo di prima... c'è da mettersi in gioco, anzi, mi sono già messo in gioco.

Eviterò comunque di soffermarmi in noiose esternazioni dei miei pensieri e tumulti interiori. Voglio provare a raccontare fatti ed esperienze... ed in caso trarne qualche spunto di riflessione.

mercoledì 22 giugno 2011

Partenza

... o meglio, ripartenza. E' la seconda volta che apro un blog.
La prima è stata fallimentare tanto che l'ho chiuso dopo due anni che non lo aggiornavo e, soprattutto, dopo due anni in cui gli unici accessi erano i miei.
Questa volta riprovo con delle idee un po' più concrete... e soprattutto con una passione in più: la bicicletta. Un mezzo che ho usato tantissimo nella mia infanzia/giovinezza: quanti chilometri ho fatto alle superiori, le cuffie della radiolina nelle orecchie e via... 12 km al giorno, quasi con qualsiasi tempo. Poi, a 16 anni i miei mi hanno comprato il motorino ed è finita lì... fino a quasi un anno fa (12 anni dopo) quando, i nuovi ritmi di vita da lavoratore, mi hanno riportato a pensare alla bellezza di muoversi lentamente, all'aria aperta facendo anche un po' di sano movimento.
E così in sei mesi ho rimesso a nuovo una vecchia Mondial di mio papà e ho comprato due biciclette: una da corsa (usata) e una da trekking.
Due obiettivi: il primo è quello di farmi un bel giro di qualche giorno (anche da solo visto il basso interesse da parte dei miei amici) con quella da trekking e l'altro è quello di riuscire a fare il Grappa con quella da corsa.
Spero in questo blog di poter raccontare del raggiungimento di questi due risultati e magari di tanti altri... magari non solo con la bicicletta.

Le idee sono tante, e mi piacerebbe dilungarmi a parlare di tante cose, ma uno dei vincoli che mi sono posto per questo blog è quello di essere sintetico... twitter insegna.